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Bert Trautmann, il tedesco che non aveva paura di volare

di Il Calcio Inglese di Il Calcio Inglese — 9 mesi fa in Il Calcio Inglese

La vita di Bert Trautmann è stata forse una delle più emozionanti ed illogiche esistenze che abbiano mai solcato i campi di calcio. Alla giovane età di 17 anni questo tedesco di Brema si arruolò nella Luftwaffe come paracadutista per la Germania nazista. Poco dopo entrò a far parte di un corpo speciale che prevedeva l’estremo sacrificio possibile: la morte.

Bert con la morte ci giocò molte, moltissime volte: sopravvisse ad un bombardamento della città di Arnhem in Olanda, rimanendo sotto le macerie tre giorni. Rimase illeso allo scoppio di una bomba a mano. Riuscì a scappare ai russi, ai francesi, persino ad un plotone d’esecuzione americano. Nel 1945 però capitolò, e fu catturato dalle forze armate inglesi e portato in terra d’Albione. Nelle ore d’aria nel campo di prigionia di Ashton, nel Lancashire, giocava a calcio. Per la prima volta si cimentò con questo sport, e si scoprì un ottimo centrocampista difensivo. Poi durante una di queste partitelle, si infortunò ad un ginocchio, e chiese di essere messo in porta perché non poteva più correre ma voleva continuare a giocare. Tra i pali l’ex paracadutista ci sapeva fare, volava come ai tempi della Luftwaffe. Il suo lancio con le mani arrivava a metà campo e riusciva ad innescare contropiedi micidiali.

La sua fortuna però non si era ancora esaurita: nel campo di concentramento vi era un secondino che come secondo lavoro faceva l’osservatore per una squadra di quarta categoria: Saint Helens Town. Bert riuscì a farsi ingaggiare ed uscì dal campo di reclusione. Nel 1949 fu acquistato dal Manchester City e fu qua che le sue oscure origine ritornarono fuori come scheletri troppo grandi in un armadio troppo piccolo. In tutta l’Inghilterra ci fu un insurrezione: manifestazioni, titoli a nove colonne. Anni dopo confessò

“Sono convinto che la rabbia dei tifosi non fosse rivolta a me, ma piuttosto alla Germania. Un tedesco che appariva in Inghilterra a pochi anni dalla fine del conflitto per giocare a calcio lasciò interdette molte persone. Riaprì ferite. Con l’aiuto dei miei nuovi compagni ho superato tutte le difficoltà. Ed è così che l’Inghilterra è diventata casa mia. Proprio come lo era stata la Germania”.

Ma la vera leggenda di Bert Trautmann nacque un giorno ben particolare: il 5 maggio 1956. Manchester City – Birmingham finale di FA Cup, la coppa che in Inghilterra conta più dello scudetto. Il City passó in vantaggio. Poi, come normale che sia, ci fu la reazione del Birmingham nei minuti finali. Proprio come in guerra i citizens si schierarono in trincea mentre i colpi nemici si accanivano contro il martire Trautmann. Ad un certo punto la coscia dell’attaccante si scontrò contro il suo collo, spezzandoglielo praticamente. Bert svenne. Lo rianimarono con i sali. Non si accorse delle frattura e rimase in campo ancora per molti minuti. I raggi X a fine partita rilevarono che aveva la seconda di cinque vertebre completamente spezzata. Solo per cm, e per una buona sorte che lo ha sempre accompagnato, non morì. A fine anno fu eletto miglior calciatore del calcio inglese di quell’anno.

Per la prima volta questo riconoscimento andò ad uno straniero. Così come Bert portò la FA Cup a Manchester. Gli insulti si trasformarono in applausi. L’unico rimpianto di Trautmann rimase non aver mai giocato per la sua nazionale, visto che in Germania non erano visti di buon occhio i giocatori che giocavano all’estero. La regina inglese, invece, gli assegnò l’onorificenza di ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. Bert Trautmann finì la sua vita come allenatore delle più disperate lande povere del mondo, decisione voluta dopo la morte dell’amato figlio a causa di un incidente stradale.

Bert fu uno dei tedeschi più forti della storia, ed uno dei pochi portieri che veramente meritano tale nome. Disse una volta di lui la leggenda Bobby Charlton

“Nel calcio ci sono stati due grandi portieri. Uno era Lev Jashin, l’altro il ragazzone tedesco che giocava nel City”.