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Maine Road e la Kippax: ecco come nascono gli Oasis e il loro legame con il calcio

di Il Calcio Inglese3 anni fa in Calcio

E’ il gennaio del 1975 quando il Manchester City travolge il Newcastle United per 5-1 a Maine Road. Noel Gallagher ha otto anni, è piccolo e trascinato dalla bolgia della curva del City, la Kippax Stand. Vede un gol solo, quello, inutile, segnato dall’attaccante del Newcastle Malcom MacDonald.

Dopo lo show del City da protagonista indiscusso, Noel è già pronto per prendere una decisione importante come quella di scegliere la propria squadra del cuore: i citizens. Segno del destino (e, citando uno dei capolavori degli Oasis, parte del Masterplan), forse, il fatto che Noel erediti un amore viscerale come quello per una squadra di calcio da suo padre – l’unica scelta per cui Noel e Liam possano essere grati al genitore.

Thomas Gallagher, di sangue irlandese, vede tutti i suoi fratelli parteggiare per il Manchester United e, “just to piss them off”, sceglie il Manchester City legando calcio e odio fraterno in una trama che sarà ricorrente anche nella vita dei figli.

Chiunque conosca la storia delle vite dietro il fenomeno musicale degli Oasis sicuramente conosce anche i tratti distintivi della vita di Manchester dei primi anni Settanta, quei tratti che spesso assumono le sembianze di tristi cronache di figli picchiati fino a perdere i sensi da alcolizzati disoccupati. Quali sono i rimedi? Noel Gallagher l’ha visto con i suoi occhi durante quella prima partita ad otto anni: mentre suo padre dopo pochi minuti si rifugia al bar a tracannare birra, in lui scatta la percezione che tutte quelle persone, lì, riunite a cantare, a soffrire e bestemmiare e poi scoppiare in festeggiamenti incontenibili, abbiano la potenza di un oceano.

E non è un caso che crescendo inizi a seguire sempre di più la propria squadra, anche in trasferta, diventando parte di un violento gruppo di tifosi che devasta un po’ tutto quello che capita a tiro. La povertà, le disuguaglianze sociali (e quelle provocate dalla vita), sfociano inevitabilmente nei più bassi atti di vandalismo fini a se stessi: la rabbia ribolle nelle vene, contro tutti. Ma il calcio è anche il modo più ovvio per impegnare le giornate, saltando la scuola e scappando nei campetti con gli amici. Noel, però, si sposta dal rettangolo di gioco a bordocampo, sniffando colla e provando un po’ tutte le droghe a basso costo che gli capitano a tiro. E’ quel campo a permettergli di conoscere amici e amici di amici. I membri di ciò che saranno gli Oasis, li incontra così.

In quella Manchester, a Burnage, ci sono tre strade possibili: intraprendere la vita di tuo padre – e di tutti quelli come lui – sperare di trovare un lavoro, tenertelo stretto e sopravvivere abbastanza a lungo evitando di morire di cirrosi epatica; diventare un calciatore, come quelli che vai a vedere la domenica, guadagnare un sacco di soldi e dimenticarti anche qual è il posto dove sei stato partorito; oppure, se non hai i piedi buoni e fumi da quando hai tredici anni, fare qualcos’altro. Quell’altro, la musica, entra nella vita dei Gallagher quasi per caso e diventa la via di fuga da tutto. Il senso di rivalsa. La conquista del mondo.

Non c’è band più attaccata alla vita, pur essendo nata nel fango.

Vivremo per sempre.

Maine Road, per i Gallagher, rappresenta le origini. Maine Road è il calcio, con tutto il sistema di valori, usanze e tradizioni che porta con sé; Maine Road è la musica, palcoscenico di uno dei loro più grandi concerti, che li ha consacrati come i messia indiscussi del Verbo del Britpop.

E’ la sera del 27 aprile 1996 quando Noel Gallagher fa il suo ingresso sul palco. Il suo stadio è un oceano in tempesta di ragazzi e ragazze, adoranti. “Never going down! Never going down! Never going down!”, urla al microfono dopo aver accolto tutti a braccia spalancate; il riferimento è alla vittoria del City contro l’Aston Villa, il giorno stesso. Anche nella sera probabilmente più importante della sua vita, il primo pensiero corre al City, malandato, in lotta per evitare la retrocessione.

Quella sera Maine Road è la rappresentazione musicale più vicina ad un delirio calcistico collettivo. L’unica differenza con il calcio è che tutti i presenti tifano per la stessa squadra: sono un unico, immenso, organico. Con gli stessi inni generazionali, gli stessi tagli di capelli, le stesse birre, gli stessi vestiti. E sono tutti uniti contro un avversario che sta fuori dal rettangolo sacro di Maine Road, poco importa che sia il Governo o i Blur. Tutti quei ragazzi hanno una fede e dei testi in cui credere, dei simboli e una voce che parla loro: Manchester City e Oasis, birra e rock’n’roll.

Siamo più forti noi, sembrano urlare.

Maine Road rappresenta le origini per una svariata serie di ragioni.

Perché è stato il palcoscenico di ciò che di più bello gli Oasis avessero mai visto in vita loro: il calcio, quella passione così forte e incontrastata, quel senso di unione e appartenenza superiore, di fratellanza. Come se si potesse superare tutto, si potessero dimenticare il dolore e lo schifo. Perché il calcio, come la musica, è il paradigma di un’esistenza intera.

Perché è da lì che si definisce e inizia il momento più alto della loro carriera, appena prima di Knebworth che diventerà il loro modo di stare in piedi sulle spalle dei giganti. La percezione di essere al centro del mondo, per due sere consecutive, da indiscussi vincitori. E’ una rimonta sulla vita. E’ come una semifinale di FA Cup giocata con fluida perfezione di movimenti e tattiche, di tenuta fisica e mentale, dopo un campionato di partite vinte con sempre maggiore convinzione e cattiveria. Knebworth sarà la conquista di una finale senza ombra di sbavatura.

Oggi, la tifoseria dei citizens continua a elevare gli Oasis a colonna sonora di vittorie e sconfitte. Arrivano persino al mondo, con Don’t Look Back in Anger diventata l’inno di ogni manifestazione volta a commemorare i morti dell’attentato terroristico di Manchester.

Quel modo di essere e sentirsi parte di una squadra si è declinato in molteplici forme nelle carriere e nelle vite dei fratelli Gallagher. Il Manchester City rimane ad oggi l’unica forza capace di riportarli l’uno accanto all’altro nello stesso luogo. Più di Maine Road che è stato demolito, più dell’odio, dell’amore, addirittura più della famiglia: ci sono il calcio, lo stadio, l’azzurro della maglietta.