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La notte in cui abbiamo capito che amare la Roma non si può capire

di Redazione HelloSport2 anni fa in Calcio

Roma è eterna. Roma è grande. Roma è Francesco Totti. Senza se e senza ma. L’ottavo re, il bambino prodigio che ha versato ogni singola goccia di sudore per la maglia giallorossa. Questa notte è un po’ anche sua. Quante ne ha passate insieme alla sua maggica… Lui che non si è mai spinto oltre i quarti di finale in Champions, stasera si godrà i suoi amici in una notte che sa tanto di vendetta contro quel maledetto Liverpool. Lui che negli ultimi mesi di carriera ha dovuto subire anche l’umiliante espulsione dal ritiro della squadra. Sì, proprio così.

Era il 21 febbraio 2016 e Luciano Spalletti, infastidito dal suo sfogo alla Rai, decise di cacciarlo dal ritiro. Una notte amara per il capitano, che sull’orlo della disperazione ricevette la chiamata di un amico, vero, sincero. “Daje Francè, non sento cazzi, stasera dopo la partita te porto a cena fori”. Era Daniele De Rossi, capitan futuro. Oggi leader e condottiero della sua Roma. Sì, questa notte maggica è anche tua Francesco, come quella contro il Torino di 2 anni fa, in cui zittisti tutti per l’ennesima volta. Ci sono quelle sere da cui non ti aspetti nulla ma poi magari qualcosa succede. Succede ad esempio che guardi gli ultimi minuti del turno infrasettimanale di Serie A, e tra fantacalcio, schedina e squadra del cuore noti un particolare: Roma-Torino 2 a 2 all’86esimo. Gol di Totti. Ma come gol di Totti? Non era in panchina? Eccolo lì, giusto il tempo di entrare e metterla dentro addirittura nello stesso minuto: 86.

E allora succede che fai fatica a crederci. Provi a metterti nei panni di un romanista dopo tutte le polemiche, dopo tutti i casini con Spalletti, le dichiarazioni, i diverbi nascosti, un ambiente spaccato in due: chi seguire? Il capitano di una vita o l’allenatore? Chi ha ragione? A fare un po di chiarezza ci penseranno gli dei del calcio 3 minuti dopo. Tu intanto hai mollato tutto: schedina, squadra del cuore, fantacalcio. Cazzo manco fosse la finale di Champions. Perchè lo stai facendo? Non lo sai, ma in fondo è palese: c’è qualcosa di magico nell’atmosfera dell’Olimpico e qualunque cosa sia decidi di rimanere incollato a Roma-Torino.

Minuto 89: rigore per la Roma. Probabilmente non c’era ma, diciamoci la verità, te ne importa poco perchè sai benissimo che rigore per la Roma vuol dire solo una cosa: rigore per Totti. Solita rincorsa, solita freddezza, solito risultato. Gol. Ne ha messo un altro. Entra a 39 anni, segna una doppietta in 3 minuti e ribalta il risultato. 3 a 2 Roma e terzo posto sempre più al sicuro. E allora succede che da amante del calcio romantico ti emozioni. Inevitabilmente, ti emozioni. Succede che ti rendi conto di essere davanti ad un piccolo miracolo sportivo, all’improvviso realizzi di esser stato testimone di qualcosa di unico. Succede che non tifi Roma e probabilmente non potrai mai capire fino in fondo ma sei felice. Felice di aver assistito all’ennesima prestazione incredibile (sì, anche 5 minuti possono essere incredibili) di un giocatore eterno. Succede che a fanculo fantacalcio, squadra del cuore e schedina: non ho visto soltanto giocare Francesco Totti. Non ho visto semplicemente segnare Francesco Totti. Ho visto molto di più.

Ho visto le lacrime e la commozione di una città intera. Ho visto negli occhi del popolo romanista la voglia di continuare a sognare e lasciarsi trascinare ancora dall’unico uomo che per la sua Roma ha dato tutto. Ho visto materializzarsi l’orgoglio di poter tifare per l’ultima vera bandiera del calcio italiano e la sofferenza nel mantenersi aggrappati ad essa con tutte le forze e il più a lungo possibile, senza mollare mai la presa. Ho visto l’amore puro, non ci sono altre parole. Quell’amore di cui il calcio dovrebbe nutrirsi sempre, in ogni singolo istante di ogni partita.

E per stasera, va bene così.

Il romanista non ci crede mai alla sua Roma, all’Olimpico si respira sempre quell’aria. L’aria di chi ci spera e bestemmia fino all’ultimo. L’Olimpico fa tifare Roma anche ai più cinici. L’As Roma è amore e odio. Il tifoso romanista ora non pensa altro che a 34 anni fa, non pensa ad oggi. Ed è terrorizzato all’idea che tutto si possa ripetere. Ma se c’è una cosa che si invidia di più a chi tifa e gioca per questa maglia è il coraggio.

Marco Tarantino – Klose dell’altro mondo