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Il problema di Arsene Wenger, era Arsene Wenger

di Redazione HelloSport di - — 8 mesi fa in Calcio

È rimasto su quella panchina per 22 anni, senza che nessuno gli dicesse niente o provasse quantomeno a mettere in dubbio la sua leadership. Ha vinto tanto (ma non tutto), battendo record su record e regalando all’Arsenal momenti indelebili dalla vittoria della Premier League con 0 sconfitte all’attivo tra andata e ritorno o la conquista del campionato a White Hart Lane, casa degli storici rivali del Tottenham.

Per i Gunners è stato mentore, guida, allenatore, manager, dirigente e, se avesse potuto, siamo certi non si sarebbe rifiutato fare anche il giocatore. Insomma, se tifate Arsenal difficilmente riuscirete ad odiare Arsene Wenger. Potrà pure aver sbagliato. Potrà aver tirato la corda o istigato i tifosi invocare il suo esonero, ma rimarrà per sempre l’allenatore più longevo e vincente della storia del club. Non stiamo dicendo che l’Arsenal non vincerà più un trofeo, semplicemente che sarà difficile rivedere un altro Wenger sulla panchina dell’Emirates Stadium. Almeno per così lungo tempo.

Indipendentemente da chi e per quanto tempo si sederà su quella panchina, a poco più di un mese dal suo addio Wenger ha tenuto a ribadire un concetto che in molti, probabilmente, avevano intuito ma che pochi erano riusciti a recepire. In un’intervista ad un’emittente televisiva francese, l’ex tecnico dei Gunners ha ammesso le proprie colpe, scaricando su di sé le colpe relative allo scarso rendimento dell’Arsenal negli ultimi tempi.

Il mio problema, ero io. A me piace vivere situazioni diverse, cambiare con continuità le situazioni nelle quali vengo coinvolto ma soprattutto mi piacciono le sfide. Credo che gli ultimi anni all’Arsenal siano una sorta di autogol, visto e considerato che sono stato vittima della mia stessa sfida. Volevo dimostrare a me stesso che potevo cambiare le cose, ma non ci sono riuscito. 

Un’ammissione di colpa che difficilmente i tifosi dell’Arsenal apprenderanno con fair play, che spiega senza bisogno di ulteriori approfondimenti perché Arsene Wenger negli ultimi 3-4 anni abbia persistito sulla sua strada, senza l’aiuto di nessuno, finendo per ritrovarsi in un vicolo cieco nel quale l’unica vera soluzione era quella di abbandonare progetto e darsi alla fuga.

Parafrasando le sue parole, è diventato una sorta di prigioniero delle sue stesse idee, senza rendersi conto che il mondo intorno a lui continuava ad evolversi. Meglio tardi che mai si è soliti dire in queste occasioni, anche se per una volta non ci sembra proprio la frase più adatta.