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I 10 comandamenti del centrocampista centrale

di Cronache di spogliatoio di Cronache di Spogliatoio — 1 anno fa in Calcio

Chi mi guarda da fuori ha il privilegio di osservare l’essenza, la meravigliosa purezza che fa rinascere la magia del calcio giorno dopo giorno. Qualche volta mi capita di segnare, e in quel momento… Beh, è inutile spiegarlo.

In quel momento sento il mio cuore, al quale chiedo il massimo a ogni corsa, che si riempie di un’emozione nuova, come se volesse ringraziarmi. 

Ma il mio ruolo impone molto di più. 

10 regole, 10 comandamenti. 

1. CORRERE PIÙ DEGLI ALTRI NON È UN’OPZIONE

Se la punta deve fare gol e il difensore deve costruire un muro invalicabile, so con certezza che il mio contachilometri è destinato a scorrere continuamente. 10 km a partita di media, quindi se nell’arco della mia vita collezionerò 300 presenze, avrò percorso di corsa la distanza che va da Roma a Mosca. 

2. LA FATICA NON ESISTE

Che sia in allenamento o durante la partita, devo sempre dimostrare che la fatica mi scivola addosso. Il mister mi considera una certezza, un totem insostituibile con muscoli e polmoni d’acciaio. Non posso deluderlo.

3. IL FIATO SERVE PER CORRERE, NON PER PROTESTARE

Subisco fallo, mi rialzo e torno a pressare. Faccio fallo, mi metto davanti al pallone per non far ripartire l’azione e aspetto che tutti i compagni tornino in posizione. Protestare serve a poco, l’ho imparato dal primo giorno di battaglia.

4. SE LA PUNTA NON TAGLIA, LA DEVO INSULTARE

Porto palla e alzo la testa, ma le punte sono ferme immobili ad aspettare il pallone tra i piedi. Prima regola: il calcio è fatto di movimenti a tagliare in due la linea difensiva. Perciò in questo momento è sacrosanto un bel ‘vaffa’ di incoraggiamento agli attaccanti che ancora non l’hanno capito.

5. IL DIFENSORE DIFENDE, IO IMPOSTO

Meglio non lasciare licenza al centrale dai piedi di ghisa. Al secondo lancio sbagliato, sono obbligato a farmi dare palla costringendolo a non effettuare un passaggio più lungo di 5 metri. 

6. VINCERE TUTTI I CONTRASTI

Ne va del mio onore per il resto dei 90 minuti. Se esco vittorioso dal duello uno contro uno avrò raggiunto l’obiettivo principale: dominare la zona nevralgica del campo.

7. MEGLIO ESSERE BRUTTI MA EFFICACI

Al diavolo l’estetica fine a se stessa. L’importante è raggiungere l’obiettivo, con ogni mezzo. I miei compagni mi amano per quello che faccio, non per come lo faccio.

8. SONO UN LEADER, ANCHE SENZA FASCIA AL BRACCIO

Devo dare sempre l’esempio con i comportamenti. Sono il punto di riferimento di un gruppo che può sempre contare su di me, anche quando inciampo in una giornata storta. 

9. CATTIVO SEMPRE, INFAME MAI

Entrare duro non significa giocare da bastardo. Aiuto sempre il mio avversario a rialzarsi, specie se è il mio diretto antagonista a centrocampo. So come si vince perché ho imparato a mie spese quanto è brutto perdere.

10. IO CI SARÒ SEMPRE

Nel bene e nel male, ecco la mia più grande qualità. Influenzato, mezzo infortunato, stanco. Risponderò sempre presente, senza tirarmi mai indietro.