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From father to son, cosa significa tifare Sunderland nel 2017

di Il Calcio Inglese1 anno fa in Calcio

Un digiuno lunghissimo, al quale nessuno è finora riuscito a porre rimedio e che rischia di trascinare una delle società più storiche e iconiche del calcio inglese nel baratro della terza lega inglese. A nord-est dell’Inghilterra, e con più precisione nel distretto urbano di Sunderland, i tifosi della squadra locale hanno dovuto di recente festeggiare un record negativo del quale avrebbero volentieri fatto a meno. La loro squadra infatti, non vince una partita tra le mura amiche da ben 365 giorni e dopo l’inevitabile retrocessione dalla Premier League alla Championship, comincia ora a balenarsi la possibilità di un declassamento in League One.

E proprio in occasione del primo anniversario dell’ultima vittoria casalinga del Sunderland, il Daily Mail ha ben pensato di intervistare un rappresentate delle tre categorie che frequentano settimanalmente lo Stadium of Light. Ne è uscita un’intervista tripla interessantissima, che svela diversi punti di vista e che evidenzia quanto, da queste parti, il football rappresenti qualcosa di più che un semplice sport.

Di padre in figlio

A parlare, per questa categoria, sono Stuart Bailey (di 36 anni) e abbonato insieme al figlio Harry, che di anni invece ne ha 12.

Qual è stato il punto più basso in assoluto nel corso di questi 365 giorni?
“A me non piace andarmene prima del fischio finale, ma lo scorso anno contro il Southampton fu inevitabile. Non ne potevo più. A fine primo tempo, sullo 0-2, presi per mano Harry e me ne andai al pub. Da lì mi gustai il 3° e 4° gol dei Saints dalla tv. Con gli amici continuai a parlare di altro, anche perché sul calcio c’era poco da dire. Credo che quello sia stato il punto più basso in assoluto, addirittura più della retrocessione”.

Quanto hai speso dall’ultima vittoria casalinga del Sunderland?
“Immagino 1000 sterline. Se si considera che sono 30 per partita, più circa 20 tra cibo e match programme, sono all’incirca un migliaio di sterline. Questo però se considero il tempo che passo con Harry. Quando lui va a casa e io al pub con gli amici, i soldi spesi in birra (per dimenticare ovviamente) aumentano e di molto”.

Ti diverti ancora ad andare allo stadio?
“Beh, come faccio a divertirmi con uno spettacolo di questo tipo? Spesso lo faccio solo per Harry, oppure occupo il resto della giornata facendo cose che mi danno piacere, altrimenti sarebbe un mortorio”.

Tuo figlio che cosa pensa di questa situazione?
“Se si considera che ha 12 anni ed è abbonato da e che in tutta la sua “carriera da tifoso” ha assistito alla miseria di 18 vittorie (una media di 4 a stagione), non credo sia poi così contento. Ricordo quando ero giovane io e popolavo le terraces di Roker Park. Lì si che ci si divertiva. Ora non ne sarei così sicuro”.

Perché continuate ad andare allo stadio?
“Vede, tifo Sunderland da quando sono nato e vengo allo stadio da quando ho 6 anni. Il Sunderland per me è un membro della famiglia più che una squadra di calcio. Non c’è nulla che io possa farci. Forse mia moglie sarebbe contenta, ma sono decisioni che non si prendono da un giorno all’altro”.

Il giovane

 Kevin Carlton, 25 anni e abbonato.

Cosa ne pensi di questo record in negativo?
“Imbarazzante. Penso che il punto più basso lo abbiamo raggiunto con la sconfitta contro il Nottingham Forest dello scorso settembre. Eravamo in 20 mila allo stadio e tutti si aspettavano una sconfitta. Mai visto o sentito niente del genere”.

A chi dai la colpa?
“A Roy Hodgson! Se avesse passato quel maledetto ottavo di finale contro l’Islanda, avremmo ancora Sam Allardyce in panchina. Da quando se n’è andato, il presidente ha solo fatto scelte sbagliate e anche grazie alla poca voglia dei giocatori, siamo arrivati a questo punto”.

Qualche speranza per il futuro?
“Chris Coleman è la cosa migliore che ci sia capitata dopo Big Sam. Credo abbia le capacità giuste per rimettere in sesto la squadra e farci uscire da questa situazione. Ha un’organizzazione difensiva, che per noi, fidatevi, è già tanto. Credo in lui come spero facciano anche tutti gli altri tifosi del Sunderland”.

L’ intramontabile

Doug Weatherall, 85 anni ex giornalista e tifosissimo dei Black Cats (ovviamente abbonato).

Come compareresti questa annata in confronto a quelle passate?
“Vado allo stadio da 76 anni, ne ho viste di tutti i colori, ma questa è veramente la più difficile da assimilare. La cosa più brutta è vedere la gente che non viene più allo stadio. Quello fa davvero male, ma del resto con dei risultati del genere c’è da compatirli”.

Cosa si potrebbe fare per migliorare l’atmosfera?
“Il mio augurio per Chris Coleman è che vinca un paio di turni di FA Cup.Il cambio di atmosfera potrebbe davvero giocare a nostro favore. Ricordo l’importanza che ebbe il tifoso nel 1973, quando vincemmo l’FA Cup e ci salvammo dalla retrocessione. In questo caso sarebbe la miglior medicina, almeno spero!”.