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Guidolin: “Con il VAR il mio Vicenza avrebbe eliminato il Chelsea”

di Il Calcio Inglese di Il Calcio Inglese — 4 mesi fa in Calcio

I dieci mesi alla guida dello Swansea gli hanno permesso di conoscere a fondo il mondo della Premier League e del calcio inglese, tanto da augurarsi di poter, in futuro, tornare ad allenare in terra d’Albione. Il rapporto con il club gallese è rimasto invariato, i tifosi ancora lo adorano e la voglia di ricominciare come sempre non manca.

Francesco Guidolin è pronto. È pronto a rimettersi in gioco e e dare il via a una nuova avventura. Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e scambiare con lui un paio di battute, sia in relazione alla finale di Carabao Cup di domenica scorsa (in esclusiva su Fox Sports dalle ore 17, con interviste nel post partita) che assegnerà il primo titolo della stagione. Una chiacchierata sincera, nella quale si è parlato di Swansea, di Premier League, di nazionale e di Vicenza.

Visto che ha avuto la fortuna di vivere direttamente le due età d’oro di campionato come quello italiano e quello inglese, quali sono secondo lei i punti in comune tra le due modalità di intendere il gioco del calcio e quali invece le differenze? 

Sfatiamo subito un tabù: in Inghilterra non tutte le partite sono belle. Come ci sono partite noiose in Italia, ci sono anche in Premier League o nelle serie minori. La differenza principale sta nel ritmo, nell’agonismo e nell’intensità del gioco. Gli inglesi sono come un pugile che tiene la guardia bassa: prende qualche schiaffo in più e viene spronato a reagire se non vuole essere messo ko. In Italia invece si tiene la guardia alta sin da subito. Per ultimo, ma non meno importante, c’è il problema degli stadi: in Inghilterra sono moderni, ben tenuti e innovativi mentre in Italia tralasciati e obsoleti. 

Che ricordi ha di quel Chelsea v Vicenza del 1998 in Coppa UEFA? Ha qualche rimpianto? 

Ovviamente tutti i ricordi che ho di Vicenza sono incredibili, forse tra i migliori di tutta la mia carriera. C’è anche da dire che se ci fosse stato il VAR, saremo passati noi e non il Chelsea perché il gol di Luiso non era in fuorigioco. Facemmo tutto quello che era nella nostre forze per andare in finale, ma sfortunatamente non ci andò bene. Non ho nessun rimpianto. 

Esiste secondo lei un modo per aiutare il nostro calcio a riprendersi dopo le ultime batoste? La Premier League può essere davvero un punto di riferimento? 

Credo che sia una concezione del gioco completamente diversa. Il calcio italiano è da rifare completamente, c’è troppa burocrazia e poco senso di appartenenza. I tifosi si stanno disaffezionando. Io allo Swansea ho passato 10 mesi, ma per i tifosi e per l’ambiente che era venutosi a creare li posso tranquillamente paragonare ai 4 anni di Udine o Vicenza. 

Tema nazionali: l’Inghilterra quest’anno ha qualche possibilità di arrivare fino in fondo ma come sempre potrebbe rivelarsi un flop. In che modo, secondo lei, le istituzioni potrebbero intervenire in questo ambito?

Il Boxing Day non è il massimo ma fa parte della tradizione, quindi è indiscutibile. Un’altra problematica potrebbe essere che pochi inglesi giocano nei top team inglesi. Credo che quelli siano dei punti focali sui quali concentrarsi. Per quanto riguarda questo mondiale invece, l’Inghilterra credo sia impronosticabile. Sono curioso di vedere il Belgio e di capire quanto può andare avanti il Brasile. 

Come si è trovato in Galles? Il tempo è davvero una problematica per chi fa questo lavoro? 

Allora, chiariamo una cosa: se pensate che in Inghilterra piova tanto, dovete prima andare in Galles. (Sospira). Da quel punto di vista non vedere il sole per troppo tempo porta a essere un po’ giù di morale. La gente invece è meravigliosa, i gallesi sono incredibili. Ti danno il cuore. Il rapporto con lo Swansea, infatti, è rimasto invariato: il weekend scorso sono andato allo stadio, ho pranzato con il presidente e mi son visto la partita affianco a lui.

Per quanto riguarda il campo, c’è qualche talento in particolare che ha attirato la sua attenzione e che potrà in futuro rendersi protagonista?

Guarda, entrambi i miei figli sono agenti di calciatori. Uno di loro si muove principalmente in Italia, un altro invece è attivo sul mercato inglese, quindi in questo ambito sono molto aggiornato. Detto questo però, non c’è un nome in particolare: in Inghilterra sono devastanti nei settori giovanili (infatti han vinto tutto) mentre in Italia credo ci sia tanta qualità poco sfruttata. Mi vengono in mente Bernardeschi, Chiesa, Cutrone: devono avere ancora più spazio perché per il nostro calcio è un passo fondamentale. 

Chiudiamo con una domanda secca: se dovesse tornare ad allenare, Premier League o Serie A?

Premier League, senza dubbio. Sento che il mio lavoro lì non è finito.