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Cosa è successo davvero a Paul Scholes?

di Il Calcio Inglese di Il Calcio Inglese — 3 anni fa in Calcio

Dal giorno del suo debutto all’attimo in cui ha annunciato il suo ritiro, Paul Scholes è stato uno dei giocatori più forti e tecnicamente dotati del panorama calcistico mondiale. Ha vinto (tutto) e vissuto da protagonista una delle ere in assoluto più vincenti della storia del calcio inglese, guidando insieme a compagni del calibro di Ryan Giggs, David Beckham e i fratelli Neville, il Manchester United di Sir Alex Ferguson sul tetto d’Inghilterra, d’Europa e del Mondo.

Nonostante la sua carriera sia stata costellata di successi e vittorie, Scholesy si è sempre distinto per la sua riservatezza e la sua infinita professionalità, a tal punto da essere conosciuto nel mondo (e non solo tra i tifosi del Manchester United) con il soprannome di “Silent Hero”. Taciturno, freddo e poco comunicativo ma sorprendentemente forte.

Quando nel gennaio del 2012, a “soli” 36 anni, aveva annunciato il suo ritiro dal calcio giocato a causa dei troppi infortuni, in pochi ci avevano creduto. Lasciare così non avrebbe avuto senso, anzi. Poche settimane dopo infatti, il buon Paul era già in campo, convinto dal suo mentore (Sir Alex) e dai tifosi che all’unanimità lo volevano rivedere in campo. Tornò in auge e lo fece per vincere, nonostante la concorrenza fosse sempre più spietata.

Lo stesso Scholes, comprese le decine di migliaia di persone che avevano invocato il suo ritorno, da lì a qualche mese si sarebbe reso conto che il momento di ritirarsi era davvero arrivato. A rivelare il momento esatto in cui capì che non avrebbe più avuto senso continuare a giocare, forzando il proprio fisico e la propria mente, è stato lui stesso durante uno dei suoi sporadici interventi come opinionista sportivo.

“Quando rientrai in campo per i concludere la stagione 2012/2013 ero ancora in forze e in grado di fare la differenza, ma forse non avrei dovuto continuare. La stagione successiva ero completamente fuori uso. Il momento esatto in cui mi resi conto che era davvero finita fu quando affrontammo il Tottenham e dovetti contrastare Gareth Bale”.

E continua.

“Mi superò con così tanta facilità che mi vergognai di essere in campo. Ero talmente lento da non poter neanche calciarlo. Li capii che non potevo più continuare”.

Fenomeno, non solo in campo ma anche e soprattutto nell’ammettere, con tanta schiettezza, di aver esagerato e aver confidato troppo nei propri mezzi.