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Pasta in bianco e crudo

di Cronache di spogliatoio di Cronache di Spogliatoio — 2 anni fa in Calcio

Avrò dormito sì e no quattro ore in croce. Mi devo ricordare di ringraziare il mister appena arriverò al campo.

“Mi raccomando, la sera prima di giocare mangiate un etto e mezzo di prosciutto crudo, vi farà venire sete costringendovi a bere. Così eviterete i crampi.”

Sarà che ne ho mangiati tre, di etti. Sarà che ho aggiunto qualche patatina fritta mentre guardavo l’anticipo di Serie A spalmato sul divano. Va bene tutto, fatto sta che mi son dovuto alzare continuamente dal letto in preda alla sete, nemmeno avessi fatto la Parigi-Dakar a piedi in pieno giorno. Beh, ho dormito poco ma in compenso sono il calciatore di seconda categoria più idratato d’Italia, poco ma sicuro.

Barcollo fino alla cucina, perché da qualche tempo appena muovo i primi passi giù dal materasso mi sento legato, arrugginito. Una sensazione orribile. Fortunatamente dura poco, il tempo di metter su l’acqua per la pasta in bianco e mi sento di nuovo carico.

Accendo la tele e scorro veloce un canale dopo l’altro per trovare qualcuno che parli di calcio, ho voglia di entrare in clima partita con qualche ora di anticipo. Mi imbatto nell’immagine di un pallone che rotola e il dito che fino a qualche attimo prima premeva impazzito il tasto del telecomando si blocca. Sono gli highlights della serie B francese, o almeno così credo. Ma non fa alcuna differenza. Guardo incuriosito i movimenti del trequartista che balla tra le linee difensive degli avversari e mi frulla per la testa la solita, folle idea: “Se fossi allenato da professionista potrei tranquillamente giocare al suo posto. Dai, guarda come calcia…”. Mi alzo dalla sedia con la voglia di spaccare il mondo, poi torno sulla Terra quando il mio sguardo incrocia il borsone, sigillato dal giorno dell’ultimo allenamento. 48 ore chiuso ermeticamente. Può esserci qualcosa di peggio? Ho paura a svuotarlo, ho paura di scoprire nuove specie di flora e fauna proliferanti in allegria tra l’umido dell’accappatoio e la terra incollata sotto i tacchetti. È la prima grande dimostrazione di coraggio della giornata. Forza.

Estraggo il malloppo maleodorante e lo getto in bagno, ci penserò questa sera. Adesso è tempo di concentrarsi, di vestirsi seguendo lo stesso identico rituale scaramantico che rispetto da anni, anche se in realtà non è che mi abbia portato fortuna a palate. Ma certe cose si fanno e basta, senza troppi ragionamenti. D’altronde tra non molto mi starò azzuffando nel fango di un campaccio di periferia senza linee laterali, senza pubblico, senza un’apparente motivazione logica.

Apro la porta di casa, sussurro l’ultima preghiera.

Da questo momento sono ufficialmente un giocatore di calcio.

Faccio un passo verso le scale, poi torno immediatamente indietro, ho dimenticato la bottiglietta d’acqua. Dannato prosciutto.